giovedì 2 gennaio 2014

monumenti storici di Lucerna

Cenni storici Lucerna

Il 23  dicembre siamo stati a Lucerna per i mercatini di Natale, il racconto della nostra gita potrete trovarlo a questo indirizzo.
Con meraviglia ci siamo trovati davanti ad una città medioevale ricca di storia, tralasciando in quest’articolo le varie vicessitudini, che ci hanno accompagnato durante il viaggio, volevo soffermarmi sui luoghi che potreste visionare una volta arrivati a questo splendido paesino, le tappe che sicuramente non dovreste perdervi sono, i giardini di ghiaccio.



Lucerna presenta un parco tematico naturale famoso in tutta Europa, “i giardini di ghiaccio”, questo sito fu scoperto per caso nel 1872, da un commerciante di vini, tale,Joseph Wilhelm Amrein-Troller, e da allora divenne uno dei musei naturali più importanti di Europa poiché nella sua visita si possono osservare tutte le ere della glaciazione, e anche numerosi fossili di molluschi e di palme di tipo equatoriale.









Lucerna ha origini medioevali, come si può notare percorrendo le sue strade ciotolate, o mirando le sue bellissime cattedrali, come la chiesa di San Leodegario, che prende il nome dal patrono della città, la chiesa è un po’ defilata rispetto il centro, e fu costruita nel lontano 735, lo si può notare dalle sue due guglie gemelle, che sovrastano l’intera struttura, il resto della chiesa però, presenta decori e ornamenti di tipo rinascimentale, quindi si presume che fu ridisegnata intorno al 1636.






Un altro monumento storico bellissimo è il leone morente, un’opera d’arte scolpita interamente nella roccia, nel 1821 che fu fatta per commemorare le guardie svizzere cadute nel 1792, nel corso della rivoluzione francese, il monumento è davvero commovente, e ricorda un periodo triste della nostra storia, recentemente questo monumento, fu vittima di una bravata; sulle rocce bianche, dove il leone era disteso, qualcuno vi sbuzzò vernice rossa.





Un monumento importantissimo costruito nel lontano 1330, è il ponte di legno, struttura interamente coperta, lunga 204 metri e famoso anche per i suoi affreschi che raffigurano scene di vita del periodo storico di Lucerna, il paesino quando fu scoperto da un gruppo di frati, era un paesino prevalentemente di pescatori inserito in mezzo alle Alpi.


In mezzo al fiume vicino al ponte sorge un’importante torre cilindrica che serviva come baluardo difensivo e che era usato come archivio civico e da prigione.


Su questo link potrete dare un occhiata al paese e alle sue opere più importanti, che consiglio di andare a vedere di persona.


All’interno di Lucerna ci sono anche altre cattedrali che si possono visitare e che diario di viaggio si riserva di non raccontarvi cosi da non svelarvi tutto, di questo bellissimo paese che sembra addormentato in un’epoca che non c'è più, e dove il lento trascorrere del fiume sembra scandire il ritmo della vita del paese, e dove le vette delle Alpi, sembrano tuffarsi nel fiume.

martedì 17 dicembre 2013

gita a innsbruck



Ho avuto la possibilità di visitare Innsbruck durante un viaggio a Bolzano, in Trentino-Alto Adige.

Originariamente, non avevo programmato di andare al di là del confine italiano ed addentrarmi in Austria, ma dopo aver letto qualche opinione sul web, non ho potuto fare a meno di spingermi fino ad Innsbruck.



Innsbruck è uno dei principali centri dell'Austria, oltre ad essere la capitale dello stato federale del Tirolo. Il suo nome deriva dalla combinazione di due parole tedesche: Inn, il fiume locale, e Brücke, in inglese "ponte": significa letteralmente il ponte sopra l'Inn.






La zona più affascinante di Innsbruck è il cosiddetto Altstadt, vale a dire la città vecchia. Essa viene costituita da un borgo medievale davvero originale, le cui mura di fortificazione sono ancora visibili; questa parte della città viene caratterizzata anche dai graziosi vicoli ed edifici colorati, davvero molto pittoreschi. Il mio tour della città l’ho proprio incominciato da qui, con una passeggiata attraverso l’Altstardt, ve lo raccomando assolutamente.



Uno dei simboli più famosi di Innsbruck è il Tettuccio d'oro: si tratta di un balcone in stile gotico, situato nel cuore della città vecchia, risalente al XV secolo. La struttura include alcuni dei rilievi risalenti a quel periodo. La cosa più particolare, che valorizza questo monumento storico, è proprio la tecnica con il quale è decorato, ovvero con oltre 2.657 tegole di rame dorato a fuoco, la vista è davvero impressionante.




Per gli amanti dello stile barocco, consiglio assolutamente di visitare la Cattedrale di St. James,uno splendido esempio del XVIII secolo, ovviamente, in stile barocco. All’interno della Chiesa può intraprendere un autentico viaggio culturale attraverso magnifici affreschi e sculture mozzafiato. la si può identificare tra tutte le altre chiesa della città per i suoi due alti campanili e la grande cupola.




Altro luogo che non può mancare, di essere citato, è la Corte Imperiale, l'antica sede dei conti del Tirolo, classificato come uno dei principali edifici culturali a Innsbruck e dell’ Austria. Durante la visita a palazzo, si possono ammirare le diverse sale aperte al pubblico, tra le quali: la Sala delle Feste con vari ritratti della famiglia imperiale, la Sala del Trono, gli Appartamenti Imperiali ed i grandi Giardini Imperiali. Il tutto è davvero molto entusiasmante ed affascinante per ogni suo visitatore.




Solo ad alcuni chilometri fuori città, sorge una delle più popolari attrazioni locali: il Castello di Ambras, un edificio eretto nel XVI secolo sulle colline sopra Innsbruck. All'interno del castello, si possono visitare numerose sale tutte rigorosamente in stile rinascimentale.




Sempre fuori città, vi consiglio di recarvi al Museo Swarowski nella cittadina di Wattens, a meno di 15 chilometri dal centro della città. La struttura è davvero imperdibile per tutti gli amanti del cristallo e del lusso, ovviamente principalmente per le donne. Al suo interno si possono ammirare fantastiche sculture realizzate con diamanti Swarowski.


Purtroppo il mio tempo a disposizione non era sufficiente per vedere ogni singola attrazione disponibile; per esempio non ho avuto il tempo di visitare l’Alpenzoo di Innsbruck, il più alto d'Europa, situato in una posizione montuosa davvero splendida, a più di 700 metri sopra il livello del mare. Al suo interno si possono vedere oltre 2.000 animali appartenenti a più di 150 specie diverse.

Credo che questo è un buon motivo per tornarci ancora, e magari fermarsi in città un po’ più a lungo.
Ho potuto raccogliere alcune informazioni a riguardo degli alloggi locali, scoprendo che c'è un vasto assortimento di Alberghi ad Innsbruck su Hotelsclick.
Sarà un'occasione per visitare anche le altre città in Austria, a partire da Vienna e Salisburgo e godersi il rilassante paesaggio di montagna di questo splendido Paese

se vuoi seguire i miei viaggi, puoi farlo attraverso,questo link che ti porterà sulla mia pagina google


                                                                                                                                                                           vera












venerdì 1 novembre 2013

Halloween al castello

Ciao a tutti gli amici del blog “Diario di viaggio”

Come annunciato sul social network per la serata più spaventosa dell’anno ci siamo recati in un famoso castello per festeggiare halloween, dove anche la trasmissione Mistero ha girato alcune riprese e dove recentemente anche Adam Kadmon ha fatto delle selezioni per i nuovi ed esordienti cacciatori di fantasmi.






Stiamo parlando del castello di Trezzo, per l’occasione la proloco di Trezzo con l’aiuto di una compagnia teatrale ha realizzato un evento spaventoso con tanto di fantasmi, cavalieri oscuri e prigionieri in procinto di essere assassinati davanti ai nostri occhi, tra le sale e i sotterranei del castello di Trezzo accompagnati da una guida ci si poteva muovere seguendo un percorso raccapricciante.




La serata è stata bellissima la suggestione del luogo adornata di mistero è stata poi accompagnata da una guida che ci ha brevemente illustrato l’utilizzo del castello di Trezzo in epoca medioevale risalente all'anno 1370 e facendoci salire sulla torre alta cento metri ci ha regalato uno scorcio del panorama notturno suggestivo ed emozionante, un’occasione assolutamente da non perdere per rivivere la storia in una maniera divertente e un po’ diversa dal solito.


Il castello di Trezzo è stato abitato dalla corte di Barnabò Visconti, e lo stesso luogo gli fu fatale.
Nell’alto e basso medioevo dove l’utilizzo di veleni era di largo consumo, per uccidere senza lasciare traccia personaggi scomodi, anche il Visconte Barnabò ne fu la vittima designata di qualche complotto di corte, tanto che una notte,mentre consumava un piatto di fagioli all'interno delle possenti mura del castello di Trezzo, qualcuno tramò nell'ombra avvelenando il piatto che il Visconte Barnabò ignaro che fosse il suo ultimo pasto, consumo.

Il Visconte Barnabò Morì il 19 dicembre del  1385 cosi, i sospetti dell’accaduto portarono a domandarsi della morale di suo nipote Gian Galeazzo poiché, di certo, il Visconte non aveva ottimi rapporti con i Fiorentini.

Proseguendo nella serata e percorrendo i sotterranei del castello di Trezzo ci siamo imbattuti nella “Morte” che con volto inespressivo, e la sua lunga falce,  ci invitò all’ingresso di quello che sarebbe stato un viaggio senza ritorno.

Nella prima sala due cavalieri in armatura pesante che all'epoca dei misfatti controllavano le segrete del castello, accompagnavano i nostri passi con fare autorevole, sguainando la spada a ogni sibilo di noi mal capitati, scendendo sulle scale strette e umide, al chiarore pallido delle candele poste sulle pareti di roccia, si aprì la prigione, dove mal capitati prima di noi si erano avventurati, e per i quali non c’era più nulla da fare.

nella cella più avanti un uomo sdraiato nel fango era ormai prigioniero della sua pazzia e forse solo la morte, incontrata prima, avrebbe potuto regalargli un po di sollievo.

Più Avanti,percorrendo i cunicoli del castello di Trezzo, due boia si affrettavano con macete alla mano a torturare le carni di un uomo imprigionato sul suo letto di morte, nel continuare, ombre nella notte apparivano di tanto in tanto per cercare di afferrarci e tenerci nella loro disperazione.

ricordo di essere passato accanto a una tomba dove al suo interno un “non morto” graffiava con insistenza il coperchio per cercare di uscire, seguendo il percorso stretto scivoloso e scuro, illuminato solamente dal pallido danzare del fuoco delle candele si aprì una sala, dove due giovani già morte litigavano per il cuore di un uomo.





(la macchina fotografica è riuscita, anche se solo per un attimo ad immortalare il loro urlo agghiacciante).




Riuscimmo ad uscire dalle segrete, dopo mezz'ora di pellegrinare attraverso i bui meandri di quell'epoca, oscura e raccapricciante, passando dal cimitero dove due becchini seppellirono i resti del poverino incontrato prima sul tavolo delle torture.


Il costo del biglietto è stato di 10,00€ ottimo direi per passare una serata davvero da brivido come halloween promette, la compagnia teatrale di cui non ricordo il nome è stata veramente brava e i loro costumi erano davvero fighi, la preparazione del castello per l’evento con fumo, luci, ossa è stato veramente da film horror.




(questi siamo io e la Mari alla preparazione del trucco)









Il nuovo entourage della proloco di Trezzo merita l’attenzione di Diario di viaggio tanto che ci terrei già da ora, a comunicare il prossimo evento organizzato per l’occasione delle festività natalizie che si terrà nel castello di Trezzo, sto parlando del presepe a grandezza naturale che si distribuirà, lungo tutto il castello accompagnato da luci suoni e musiche natalizie.


                                                                                                                               Emanuele

giovedì 24 ottobre 2013

50°smau di Milano

Ciao a tutti i lettori di diario di viaggio, è incominciata il 23 ottobre la fiera dell’informatica che come ogni anno sarà ricca di nuove promesse tecnologiche, per chi ha già capito, sì, sto parlando dello smau di Milano, che è arrivato al suo 50° compleanno. 

Il tempo uggioso di mercoledì non mi ha fermato, come non ha fermato un sacco di visitatori che per il 50° anniversario si sono recati a Milano (zona fiera) per inaugurare l’apertura di questo avvenimento.

fino a pochi giorni dall'apertura dello smau per trovate i biglietti si è fatto un po’ di fatica, anche digitando sul web "biglietti smau di Milano" sembrava che la ricerca non portasse buoni risultati, e al meno che non si era un’azienda, un rivenditore o altro, che lavorava sul web, e che quindi poteva accedere, alla richiesta dei pass gratuiti, per i privati curiosi o appassionati non c'era molto da fare.
Personalmente, sono riuscito a scroccare un pass grazie a diario di viaggio, mi è bastato registrarmi al sito smau di Milano. It come proprietario del blog e inserire le mie generalità.

L’organizzazione è stata veramente efficace, basti pensare che sotto al pass avevo alcuni nominativi di espositori, che avrebbero potuto interessarmi, e in effetti, ho fatto bene ha fidarmi, dello smau di Milano, ho assistito ha un seminario di seo e uno di analitica, oltre ad una presentazione aziendale, che ha inserito sul mercato un software che progetta in 3d tramite degli occhiali, che spostano olograficamente, dalla tv all'ambiente circostante il progetto da realizzare.
 Beh io me li immagino tutti questi Tony Stark che in camera si mettono a progettare l'armatura di ironmen.

Ammetto che quest'ultima presentazione con il mio diario di viaggio centrasse ben poco, però vi garantisco che è stata una figata pazzesca assistere all'evento.
Lo smau di Milano si tiene come ogni anno alla fiera di Milano, ha un costo di 15,00€ e sarà disponibile fino a venerdì 25 ottobre.

Quest'anno le aziende che espongono sono tantissime; ma devo dire la mia, perché un po’ di anni fa era molto più commerciale; si poteva respirare proprio il futuro della tecnologia che era alla porta e spingeva per entrare, mentre oggi, o abbiamo inventato già tutto, e quello che rimane da fare, non è altro che perfezionare quello che già esiste, oppure bisogna aspettare ancora un po’ per un nuovo Steve Jobs; a proposito Apple non ha esposto nulla quest'anno allo smau di Milano.  

Mi permetto di aprire una parentesi su un incontro fatto in modo del tutto casuale con un ragazzo proprietario di un idea che ha deciso di chiamare greenDea  e che ha portato alla realizazione di un software in remoto che mette in condivisione i cicli idle della propia cpu, facendo risparmiare tempo agli affiliati e rendendo più veloce il computer, difatti grazie a questa applicazione il software distribuisce in maniera automatica “l’energia” che non utilizziamo sul nostro pc facendo risparmiare tempo di utilizzo e rendendo più veloce un altro pc che magari in quel momento necessità di più “energia"




La cosa buffa di questa fiera è che, mentre tutto sembra spostarsi nel web; informazioni, compravendite, lavoro, tempo libero, ecc., lo smau di Milano sembra come lo è sempre stato, l’unica occasione veramente importante per incontrare i propri clienti e magari farne di nuovi, ricreando un sano contatto con le altre persone.








Personalmente questa gita fuori porta di un giorno mi è proprio piaciuta molti i gadget che mi sono portato a casa tra i quali 25,00€ di buono, da spendere da ARUBA, che appena ho un attimo di tempo spenderò sicuramente, e un libro sulla analitica informatica per monitorare il proprio, se volete fare un giro anche voi anche solo per curiosare un po’ ve lo consiglio e se siete degli appassionati d’informatica, invece non potete proprio perderla.





lunedì 7 ottobre 2013

58° esposizione nautica di Genova


Si è conclusa la 58° esposizione del salone nautico di Genova nella massima soddisfazione di tutti gli addetti ai lavori, degli armatori e degli espositori della fiera, molte le modifiche apportate per quest’evento che da quasi dieci anni è la più importante fiera navale internazionale, anche se l'anno scorso il primato ce la soffiato Cannes, che per assurdo è nata grazie al salone nautico di Genova.
cliccando qui di seguito potrete visionare il nostro album fotografico 

La nostra bell'Italia è costeggiata da due terzi dal mare, e le zone costiere sono e rimangono ancora le più vive e popolate, come dimostra questa foto che ci ha donato l’astronauta Luca Palmitano, che attualmente è in orbita nello spazio.




(la densità d’illuminazione sta a significare, dove la popolazione è più concentrata.)






Guardando questa foto però mi saltano in testa le parole di Briatore quando a una trasmissione dichiarò < La nostra Italia è bagnata per due terzi da ben due mari e la nostra classe politica invece di favorire il turismo allontana con tasse sempre più severe i nostri armatori e diportisti di tutto il mondo> creando, di fatto, disoccupazione e non sfruttando il territorio che in altre realtà avrebbe portato benessere e occupazione, a inquinamento pari a zero.

Io ritengo che il suo concetto sia molto giusto (purtroppo non sono riuscito a trovare il video dell'intervista perché non ricordo il programma, se qualcuno di voi può segnalarlo, gliene sarei riconoscente.)Tanto giusto che da quando le tasse hanno fatto scappare i diportisti, e le aziende nautiche per sopravvivere alla crisi, la disoccupazione è aumentata in maniera esponenziale lasciando a casa quasi 150 mila lavoratori del settore, che in una occasione, hanno manifestato il loro disagio all'ingresso dal salone nautico.


Anche il salone nautico di Genova dal 2008 sente la crisi di questi avvenimenti per colpa di prese di posizione sbagliate del governo.

Gli organizzatori quest’anno si sono dati un gran bel da fare, e hanno pensato proprio a tutto, per far fronte a questa congiura, il risultato passando tra i vari stand e parlando con i gruppi, sembra però piacere, e mette d’accordo proprio tutti sia gli armatori sia i visitatori.


Vediamo nel dettaglio i cambiamenti più significativi. 

L’intero stand misura solo 180 mila mq e la maggior parte della fiera è stata spostata in acqua, dove c'era ogni tipo d’imbarcazione dai 9 metri agli ottanta metri, veramente favolosi.












L’unico dispiacere, è quello di non aver ricevuto risposta, nonostante avessi chiesto, esplicitamente, hai realizzatori del video, di indirizzarmi al posto dove era ormeggiata l’AKUMA, un’imbarcazione gommonata di 50 metri che prometteva prestazioni eccezionali, come dichiarava questo video.

Un altro aspetto fondamentale è stato la durata che da nove giorni di fiera si è ridotta a cinque, facendo tirare un sospiro di sollievo a tutti i partecipanti.

Per ultimo, ma non per importanza è stato il prezzo per l’allestimento dello stand che è costato il 30% in meno rispetto agli altri anni; in effetti, facendo domande in giro agli organizzatori di varie compagnie, mi hanno confermato tutti, che quello di Genova era il salone nautico più costoso.

Il risultato della riduzione del costo è stato ripagato, facendo ritornare oltre ai più grandi marchi della nautica, anche vecchi produttori come il gruppo Baglietto, che dopo il fallimento sembra aver ripreso lustro e vigore, e il più piccolo Feltrinelli, che produce motoscafi di sette e dieci metri.

A dirla tutta, a mio parere il salone nautico di Genova era il più caro di Europa, la controtendenza e discesa dei prezzi di esposizione e dei biglietti d’ingresso legata alle iniziative della città ha dato i suoi frutti, e anche se il giorno inaugurale c’era poca gente, come dimostrano queste foto,il fine settimana a fatto il tutto esaurito.













Non sono mancate però le critiche dei visitatori che come sempre hanno le loro opinioni e che a noi piace, riportare su questa striscia di link. del portale virgilio.



Molti gli interventi di personaggi politici ed illustri sopra tutto per l’apertura, come la presidente della fiera di Genova Sara Armella e il presidente di ucina Anton Francesco Albertoni, qui la breve intervista presa da youtube.

Per chi ha fatto visita al salone nautico di Genova, sono sicuro che non è restato con le mani in mano, erano oltre 750 gli espositori, e quest’anno si è potuto anche prenotare una dimostrazione in mare.

Acquistando un biglietto d’ingresso si è potuto ricevere un  ulteriori sconto all’interno di musei e mostre nella città di Genova, e per chi volesse tornare nel periodo natalizio, potrà esibire la card e ricevere ulteriori sconti nei ristornati e alberghi convenzionati con questa iniziativa.


Diario di viaggio quindi, e nonostante la crisi, vi segnala un evento mondano e più importante, legato al mondo della nautica che si tiene a Genova il mese di Ottobre, molti i marchi importanti di questa rassegna in quest’album fotografico ne riportiamo alcuni. 



emanuele

domenica 22 settembre 2013

Vogue Fashion night...moda glamour e pochi soldi


Diario di viaggio non può mancare di segnalare l'evento più fashion di settembre, meta turistica di molti stranieri.

 Se siete nella zona di Milano di fatto, non potete perdervi la Vogue fashion night, che a settembre si apre come di consuetudine da ormai 5 anni, e che vede coinvolgere più di 600 negozi di moda, come boutique, outlet, grandi firme, ma non solo, anche locali alla moda, gioiellerie, parrucchieri, bar, ristoranti, si mescolano a sostegno di una notte all'insegna del fashion.





guarda l’album fotografico sul mio canale youtube, dove osservare i volti noti e gli eventi che hanno caratterizzato la serata mondana più trendy di settembre.

Le zone più interessate a questo evento sono via Monte Napoleone, via della Spiga, Corso Vittorio Emanuele, Brera, il Duomo e l'immancabile galleria.



Per l’occasione, i negozi allestiscono, meravigliose vetrine e aperitivi; nella sera meneghina non possono mancare come di consuetudine i vip e i volti noti del mondo televisivo, che fanno da faro per le persone che si riversano in strada.

Non puo di certo mancare il super lusso dato dalle limousine e dalle macchine sportive per eccellenza come Lamborghini e Ferrari, che di tanto in tanto apparivano lungo le strade della Milano bene.

Milano in questo evento non si dimentica di impegnarsi nel sociale, tante sono state le iniziative a favore di enti benefici, all’interno di negozi, come Yamamay, che sta portando avanti una campagna contro la violenza sulle donne, (su questo link proponiamo una breve intervista fatta  dal canale "LA NAZIONE") allestendo flash mob fuori dai suoi punti vendita.


La manifestazione Vogue fashion night che ha il suo inizio in America, si è affermata da subito anche in Italia, lo scopo di tale evento è di promuovere i nuovi capi di abbigliamento che andranno messi sugli scaffali e nelle vetrine dei negozi per i prossimi 6 mesi, aggiungendo
sfarzo ed eleganza nel centro di Milano attraverso un’atmosfera fashion e di divertimento.





A tal proposito di cose da fare, e da guardare, non sono di certo mancate, dalla serata burlesque in Brera al flash mob di via Vittorio Emanuele e ad altri avvenimenti e ospitate, tenuti all’interno di molti locali; come la celebre Skunk Anensie che per l'evento ha presenziato da Ovs, o alla bellissima Elisabetta Canalis che ha fatto il tutto esaurito da Straili oro, o ancora, la Ginnasta più famosa della televisione divenuta ufficialmente la testimonial del marchio tezenis che per l'occasione a regalato autografi ai suoi fans in via Vittorio Emanuele nel celebre negozio appunto di Tezenis.



Peccato che i negozi, quest'anno se pur pieni, i loro negozi, non hanno potuto dire lo stesso del loro cassetto, difatti la settimana della moda di quest'anno a dato ben poche entrate ai titolari di boutique e negozi che aspettavano questo momento per rinvigorire la partenza dei nuovi capi autunno inverno, insomma, sembra che quest'anno la Vogue fascion night più che per i commercianti è servita, ai soliti noti della televisione, che si sono presi un bel gettone di presenza, per presenziare alla serata più glamour di settembre.



Diario di viaggio segnala per gli appassionati della moda e del fashion questo meraviglioso evento mondano per far shopping nei più bei negozi di Milano preparati e allestiti per l'occorrenza in veri set cinematografici.

                     Emanuele








mercoledì 18 settembre 2013

il duomo di Monza, tra sacro e profano


Durante il regno degli Ostrogoti la citta di Monza fiorì e si distinse dalle varie province di Milano per la salubrità del clima e la vicinanza strategica con Milano, in seguito riacquista ulteriore lustro quando sotto il regno dei Longobardi fu scelta come residenza
estiva. 
Il duomo di Monza ha origine nel lontano 600, sotto il dominio dei Longobardi, la storia di questa chiesa sembra legata alla regina Teodolinda che la fece commissionare, nella Piazza omonima della citta.
Il duomo nasconde al suo interno un tesoro e la cattedrale si mescola tra sacro e profano unendo storia e mistero.
Nel museo riposa da quasi tredici secoli la corona ferrea, considerata il simbolo del regno Italico, il diadema si posò sulla testa di molti sovrani e imperatori, da Carlo magno a Napoleone fu rubata e portata a Vienne nel 1859, e fu restituita dopo quasi 7 anni, e ad oggi è conservata all'interno del duomo.
Risalendo all’origine della corona ferrea mi sono perso tra leggende ed eresie, rimane il fatto che tutti i documenti danno per incerto la sua costruzione e il mandante.
Un racconto carino sulla fattura di questo incantato oggetto dice che Elena Madre di Costantino si mise alla ricerca dei chiodi con i quali crocefissero il signore sul monte Golgota, riuscendo a trovarli con uno fece fabbricare, a un abile fabbro, la corona con la quale incoronò il figlio.
La datazione fatta al carbonio, rende un semplice racconto, un vero e proprio mistero, in effetti, l'analisi, ritiene che la sua datazione possa risalire prima del dominio Longobardo, è quindi possibile che fosse dell'Imperatore Costantino.
Chiaramente il diadema,che è qui sopra raffigurato in una foto di repertorio che ho trovato su internet, non è un pezzo di metallo arrotondato, è incorporato di molte pietre e gemme preziose e non è un semplice pezzo di ferro, è formata da sei lamine d'oro rettangolari e unite tra loro da sottili cerniere, è' circondata da 46 gemme, inserite all'interno di una raffinata lavorazione floreale a sbalzo in oro smaltato, mentre l'interno della corona ha una sottile lamina di ferro.
La regina Teodolinda spese parte dei suoi sforzi per convertire al culto Cristiano, il popolo di Monza che all'epoca era per di più ariano, attirando su di se le simpatie pontefice, lo stesso papa Gregorio primo arriva a farle doni illustri.
Dopo la sua morte, il duomo  di Monza non perse  valore; il popolo di Monza iniziò in quegli anni a venerare la sua tomba e la cappella della regina Teodolinda veniva presa come meta di venerazione, e a poco servirono gli sforzi dei porporati per far cessare questo culto, e anche se la chiesa non poteva far più affidamento sui monili del clero, in effetti, continuò a godere di una certa autonomia, per vedere la chiesa in uno stato di abbandono dobbiamo aspettare la fine del regno longobardo.

Chiaramente venne più volte ripristinata e sotto posta a restauro durante le varie epoche, passando da quella carolingia, fino ai giorni nostri e ancora oggi e meta turistica e culturale.
Se vi appassiona la storia medioevale, vi consiglio questo sito che si chiama Monza da scoprire.

Qui potrete trovare suddivisi per categoria gli approfondimenti dei vari tesori del duomo di Monza i cenni storici e anche documentazioni in dettaglio dei dipinti che adornano la navata, oltre che tutti i successori che durante i secoli fecero del duomo quello che è oggi, un capolavoro architettonico dal valore inestimabile, ovviamente se passate per Monza non potete perdervi una visita alla villa reale e al suo parco, usato come riserva di caccia, buona lettura.  

emanuele

cenni storici della villa reale

La Villa reale fu costruita da Piermarini, già fautore del celebre teatro della scala e collaboratore con un famoso architetto di allora, Vanvitelli, con il quale realizzò la reggia di Caserta. 

La villa reale, fu commissionata dagli Asburgo nel 1700 per l’arrivo di Ferdinando || che venne in Italia come governatore della Lombardia all’epoca sotto il dominio degli austriaci.


La costruzione della regale villa ha inizialmente il compito di rappresentare il fasto e la regalità del governo Austriaco ed è destinata alla vita di corte, ciò nonostante i suoi primi disegni rappresentavano una villa di più modeste dimensioni, Per far sì che il progetto sia approvato dal sua casato, considerando anche le idee politiche del fratello Giuseppe ||, che credeva che la vita reale dovesse girare intorno al popolo e per il popolo, Ferdinando || presento dei progetti di una villa senza sfarzo ne lustro priva di lavorazioni architettoniche.

Con la morte della madre Maria Teresa D’Austria il progetto divenne di difficile realizzazione, per Ferdinando ||, proprio perché a ostacolarne la riuscita, si oppose il fratello, che volle realizzare attraverso la villa reale qualcosa per il popolo, ancora oggi, le due strade che portano a Milano, sono sintomo di quest’opposizione creata da Giuseppe|| nei confronti di Ferdinando|| a favore del popolo.

 L’arrivo della monarchia Austriaca crea nella campagna monzese notevole clamore e via vai di persone benestanti e di potere, che portano Monza al centro di numerose riforme volute proprio dall’arciduca Ferdinando||.

Di come la scelta della villa reale cade su Monza invece che su altre campagne limitrofe a Milano, ancora non si sa, si presume che ne fu un fatto casuale. All’epoca, l’aria sana e buona del posto e il verde circostante oltre che la discreta lontananza dal centro di Milano probabilmente ne fece la scelta più adatta, per scappare e sfuggire del caldo estivo di Milano.


I lavori della villa reale si conclusero dopo solo 3 anni e dal primo preventivo di costo si dovettero aggiungere altri monili per la realizzazione, voluta successivamente, in fase di costruzione, dei giardini intorno alla villa e dagli ampliamenti che dessero importanza e lustro al casato degli Asburgo, cosi a lavori ultimati la regale villa di campagna divenne a tutti gli effetti un vero e proprio monumento del potere e della sovranità del casato Austriaco.

In tutto i lavori della Villa reale tra diatribe burocratiche e abbellimenti durano 3 anni e da una semplice villa di campagna, che doveva costare solo 70,000 zecchini, si ebbe un imponente reggia con giardini pensili che in tutto e per tutto rappresentava l'autorità e la sovranità del casato degli Asburgo.

Con l'arrivo in terra di Lombardia dei Francesi la Villa reale che fino a quel momento fungeva da simbolo politico perse il suo lustro e il suo significato, i Francesi s’insediarono e propositamente si stabilirono al fine di rovinarne il simbolismo, e la trasformarono nella villa della repubblica.

Presto però i Francesi si accorsero che gli stucchi, mosaici i giardini e tutti i mobili completamente rovinati rappresentavano un bene di valore economico di notevole importanza e grazie all'insorgere nel continente Italico di Napoleone Bonaparte l'intera villa reale fu restaurata in tempo per l'incoronazione che avvenne a Milano tramite la celebre corona ferrea oggi in bella mostra nel museo del duomo di Monza. 

dal 1790 fino al 1860, Monza divenne città imperiale, in Villa reale si susseguirono periodi floridi e di decadenza, dove si adoperarono modifiche, si ampliarono le stanze o si eseguirono semplici abbellimenti sia dentro il palazzo sia fuori, in particolare nel giardino che fu espanso nuovamente e per l'ultima volta nel 1797 sotto il domino francese, il parco della villa fu tra l'altro circondato da mura e da piccoli torrioni a guardia del palazzo.


Finalmente nel lontano 1780, data in cui avviene l'unita d'Italia voluta fortemente da Mazzini e grazie agli sforzi militari dei garibaldini; la Villa reale viene per la prima volta dal lontano 1700, luogo di villeggiatura di Umberto | che utilizza la residenza per uno dei suoi svaghi preferiti, la caccia.

Anche sotto la custodia di Umberto |, i restauri, gli abbellimenti alla struttura non smettono di succedersi, abbellimenti orientati al ripristino del lavoro fatto da Piermarini d’inizio '700 e più che altro orientati alla comodità per la villeggiatura.



con la fine del secondo conflitto mondiale e con l'espoliazione dei beni monarchici presenti sul territorio Italiano, dovuto alla fuga del re, la villa reale viene messa a disposizione dello stato, che ancora oggi la detiene e la utilizza per il popolo, al suo interno si trova, una scuola d’arte e di design, nelle altre sale vengono allestite serate culturali ecc.

All'interno del parco si può trovare un centro botanico, oggi il parco della villa e meta di svago per i cittadini e al suo interno si possono trovare aree aperte percorsi per il fitness e per il benessere .


Emanuele

sabato 14 settembre 2013

cenni storici di Taranto

Come fu fondata Taranto



I greci uomini di pensiero, valorosi conquistatori che vivevano in terre ricche di arte, baciate dal sole, ma povere di territorio e di risorse naturali, ebbero  sempre bisogno di cercare altri luoghi dove poter inviare colonie di cittadini desiderosi di nuovi spazi.

Non fu solamente il sovraffollamento, le carestie o le lotte sociali, a spingere i Greci verso nuove colonizzazioni, certamente giocò anche lo spirito di avventura e di conoscenza proprio dell’animo greco.



Questo spirito e necessità, portò a fondere la citta di Taranto nel lontano 706 a.C. dagli Spartani.



Del come e del perché gli Spartani decisero di fondare la città rimane ancora un mistero, sui molti racconti trovati e incompleti rimangono molti dubbi di affidabilità, solo due sembrano verosimili e somiglianti e attribuiscono la fondazione di Taranto al bisogno sociale divenuto insostenibile dopo la guerra tra Sparta e un'altra città greca.



Documentandomi in internet si può dire che non si sa quasi nulla dei primi due secoli, il suo porto costituiva una tappa obbligata della navigazione da Oriente a Occidente e i ricchi corredi funerari della necropoli mostrano l'esistenza d’intensi scambi commerciali.




Nella prima metà del V sec. A.C. la città venne ritrasformata dal punto di vista urbano, si determinarono quindi i muri di cinta che limitarono i passaggi e aumentarono le difese e si dedicarono più spazi aperti per la creazione di monumenti. Questo tipo di affaccendamento è documentato dalla costruzione di un imponente tempio dorico sull'Acropoli (attuale Città Vecchia), di cui si possono vedere i resti in piazza Castello.



Alla fine del secolo Taranto decise di assumere le ideologie della politica spartana, in occasione della guerra del Peloponneso, negando, di fatto, l’approdo di navi Ateniesi in rotta verso la Sicilia, procurando favori alla città spartana e, di fatto, non entrando mai in guerra.
Ritengo che molti storici e appassionati come me possano darmi ragione nel supporre che Il periodo di maggiore grandezza vissuto dalla città è comunque, il VI sec. A. C. Verso la metà del secolo li si riconobbe a Taranto una ascesa di sviluppo politico e di espansione rispetto tutte le altre colonie Italiane.

Nel 303-302, i Lucani si allearono con Roma, con il preciso intento di arrestare l'espansione della città, la quale, tuttavia, chiese aiuti alla madre-patria Sparta, l’ausilio di rinforzi funzionò, e L’impero Romano invece di attaccarla costituì dei trattati con la citta al fine di far regnare la pace tra i due popoli.


Nel 213 a.C., occorse l’ennesimo tentativo di ribellione in occasione della spedizione di Annibale in Italia.
Al momento della rivolta, il corpo civico tarantino si era separato in due blocchi; infatti, una parte di esso, forse il settore aristocratico, si era rifugiato sull'Acropoli con le truppe del romano impero.

La conclusione fu tragica: Quinto Fabio Massimo, per conto di Roma, infatti, approfittando dell’occasione tradì il popolo Tarantino e si impossessò della città con uno stratagemma nel 209 a.C., depredandola dai suoi beni artistici e ricavandone materiali preziosi, e schiavi.

Taranto tutta via non venne privata della sua autonomia amministrativa; economicamente, però, Quinto Fabio Massimo, sotto il controllo del Sacro Romano impero le proibì di coniare monete e lo sviluppo progressivo del porto di Brindisi, che richiedeva successivi foraggiamenti, subì un blocco.


Comunità greca e colonia romana confluirono poi, dopo l'89 a.C., in un'unica struttura amministrativa, un "municipium" che segnò l'omologazione completa di Taranto nell'Italia romana.

La storia di Taranto dopo la caduta dell'Impero d'Occidente rimase per lo più insignificante e di certo priva di eventi da ricordare; dopo tanti fatti che la videro sempre nell’occhio del ciclone, Taranto in quel periodo, si presentava in uno stato di decadenza, che durò per molti anni, con la nuova era cristiana Taranto era ridotta in una provincia di Roma, desolata, insignificante e in continua decadenza; poi vennero i Goti, i Longobardi, gli Ungari, i Saraceni. 

Conobbe le fasi alterne di dure battaglie a periodi di triste dominazione.

In suo aiuto accorsero Papa Gregorio IV, l'imperatore Teofilo, Venezia, l'imperatore Basilio. Tutta una serie di sconfitte e vittorie fino nel 927.
Quando giunti i mussulmani che distrussero ogni cosa, infierendo contro i cittadini.

Con le violente scorribande di quegli ultimi, si ebbe la definitiva distruzione della vecchia Taranto greco-romana.

Solo dopo quarant'anni, nel 967, l'Imperatore bizantino Niceforo Foca, considerato storicamente e giustamente il padre della seconda Taranto, proprio perché, cedendo alle continue pressioni dei superstiti, s'interessò alla città decidendo di ricostruirla.

Ne nacque quella che noi oggi chiamiamo 'città vecchia', che conserva ancora l'originaria struttura urbanistica. Niceforo Foca ne intuì la posizione di notevole importanza militare e realizzò un ponte su sette arcate (Ponte di porta Napoli) distrutto dall'alluvione del 1883, un castello sull'attuale canale navigabile.


A questo lungo e prosperoso periodo di quattro secoli, si fanno risalire la costruzione della Cattedrale di San Cataldo, l'intensificazione del culto per il Patrono e la costruzione della monumentale chiesa dedicata a San Domenico Maggiore.

Altro avvenimento di rilievo per Taranto fu la trasformazione in isola dell'antica Acropoli, mediante il taglio della penisoletta, con la creazione del famoso "fosso", con funzione protettiva della città, che poi fu allargato e approfondito divenendo, nel 1836, l'odierno Canale navigabile.

Dopo ancora altre vicende, nel 1463 il Principato di Taranto fu annesso al Regno di Napoli, diventando città demaniale del regno aragonese.
Col passare del tempo gli aragonesi decisero di fortificare la città, minacciata dai Turchi e dai Veneti.
Per quell’occasione si cominciarono i lavori per costruire il Castello Aragonese, che ancora oggi e visitabile ed è meta turistica tutto l’anno



Tra il 1495 e il 1501 Taranto venne conquistata più e più volte, prima dai Francesi e poi riconquistata dagli Aragonesi e in fine, i Francesi e gli Spagnoli si unirono per combattere il regno Aragonese  

 L’1 marzo 1502, dopo alcuni mesi di assedio il Duca Ferdinando aprì le porte del castello agli Spagnoli ai quali consegnò castello e città.

Sotto la dominazione spagnola Taranto divenne città demaniale con un consiglio comunale che sceglieva la giunta che a sua volta nominava il sindaco, (naturalmente sotto il controllo spagnolo). In onore di Carlo V si costruì in piazza Fontana una grandissima e bella fontana sormontata dallo stemma degli Asburgo. 



Dopo le lotte tra Francia e Spagna per il possesso dell'Italia, seguite alla discesa di Carlo III (1492), Taranto cadde definitivamente, come tutta l'Italia Meridionale, sotto il dominio spagnolo che, sancito dalla pace di Cateau Cambresis (1559) durò fino al 1715 (trattato di Utrecht).
Anche sotto gli Spagnoli, Taranto continuò a essere esposta al pericolo turco.

Quando Filippo II di Spagna decise di organizzare una grande spedizione navale per arginare la continua invadenza dei Turchi, fece concentrare proprio a Taranto le navi cisterne prima della battaglia di Lepanto (1571), nella quale la flotta turca fu sconfitta.

Nella seconda metà del 1600, mentre in Europa divenivano sempre più potenti l'Inghilterra e la Francia, la Spagna s’interessava sempre meno del sud d’Italia Perché in quel periodo storico, gli occhi di tutti i sovrani erano diretti verso le colonie del nuovo mondo, ricca di beni preziosi come argento e oro, dopo la scoperta che fece Cristoforo colombo appoggiato dalla benevolenza della regina Elisabetta che gli fece il dono delle tre caravelle, il mediterraneo messo a ferro e fuoco per quasi 3 secoli, perse d’importanza.  
Per un lungo periodo di anni, due furono i centri propulsori della vita cittadina: il Castello, in funzione di vita militare e civile, e l'Episcopio, intorno al quale si sviluppava ogni forma di attività culturale e religiosa.

 Ma per trovare concrete significative manifestazioni di affermazioni del pensiero e della cultura, bisogna giungere all'epoca del Rinascimento, che segnò l'inizio dell'età moderna, caratterizzata dall'uso rinnovato della lingua, dal rinnovarsi delle arti, degli studi, della politica, dei costumi, sullo spirito dell'antichità classica.

Al contrario la vita economica, commerciale, industriale e civile traeva i suoi benefici dalla pesca, e in particolar modo dalla molluschicoltura, che ancora oggi è un gancio di traino della cultura popolare locale, dalla produzione agricola di ulivi e vigneti, dall'arte tessile.

All'inizio del 1700 proprio per i motivi elencati appena sopra e poiché gli interessi economici e quindi le guerre e gli accordi politici si svilupparono altrove le fortificazioni della città, erano in completo stato di abbandono, mentre gli austriaci erano alle porte.

Più avanti per motivi di contrasti dinastici il grande impero di Carlo V, dopo circa 200 anni si era diviso e l'impero austriaco era ritornato agli Asburgo che entrarono in lotta con gli Spagnoli.

Nel 1707 gli Austriaci entrarono a Napoli senza combattere e festeggiati dal popolo.
Anche a Taranto la notizia dell'arrivo a Napoli degli Asburgo fu accolta con entusiasmo e quando gli Austriaci giunsero a conquistare possesso del Castello fecero sistemare sulla porta del ponte dell'"avanzata" lo stemma asburgico, che ancora oggi si può vedere, anche se consumato dal tempo.

La permanenza degli Asburgo, durò all’incirca trent’anni quando gli Spagnoli tramite Carlo III di Borbone (imparentato con il regno di Francia) rioccuparono Napoli.
Il re austriaco, per scappare all’invasione Spagnola si ritirò in Puglia desideroso di ricevere rinforzi ma fu definitivamente sconfitto a Bitonto, vicino a Bari.

Nel 1765 fu finito di costruire il Convento dei Frati Alcantarini (sede oggi del museo archeologico) vicino alla chiesa di S. Pasquale. Qualche anno dopo fu nominato Arcivescovo di Taranto Monsignor Capecelatro che fece conoscere ai contadini nuove tecniche di coltivazione e di produzione dell'olio, usanza che è largamente diffusa anche oggi, tanto che la Puglia è la maggior produttrice di olio, e nell’entroterra si possono ammirare filiere di grandi ulivi secolari Nel 1765 fu fatta per la prima volta la processione dei "Misteri" così come avviene oggi, e che è meta turistica.


Dopo la presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789, e con la nascita della "Repubblica Francese" le idee rivoluzionarie arrivarono anche a Napoli e a Taranto.

Nel periodo napoleonico, Taranto riacquistò importanza militare quale base navale e, per opera di Giuseppe Bonaparte e Giocacchino Murat, che la dotarono di fortificazione, di caserme e di un arsenale, divenne il riferimento militare della flotta navale.  

Ancora oggi navigando lungo la costa si possono vedere e sono meta turistica le mura di cinta che sorvegliavano l’imbocco del porto con grossi cannoni che costituivano un fuoco incrociato alle navi indesiderate, trasformate poi in contraerea quando l’importanza bellica si trasferì, nel cielo, negli anni della seconda guerra mondiale.


. Gli anni che seguirono il secondo conflitto mondiale furono duri per tutte le regioni, una piccola curiosità legata ai quei tempi infausti, dice che spesso sommergibili sovietici transitassero vicino alle coste profonde del mare di Taranto, ma durante gli anni '60 grazie al boom economico che scoppiò in tutta Italia, fabbriche e industrie, sorsero un po’ ovunque.
Proprio a Taranto in quel periodo venne costruito l'Italsider, una grandissima industria capace di dar lavoro migliaia di operai. 



Oggi quest’azienda rimane dal futuro incerto, spesso è soggetta anche a critiche per via delle polveri che si alzano dalle sue ciminiere e che ricoprono Taranto, il mare tutta via non sembra risentire della presenza di quest’azienda.

Emanuele


Fonte d’ispirazione per la raccolta di questi documenti sono stati diversi articoli recuperati dalla rete.