domenica 22 settembre 2013

Vogue Fashion night...moda glamour e pochi soldi


Diario di viaggio non può mancare di segnalare l'evento più fashion di settembre, meta turistica di molti stranieri.

 Se siete nella zona di Milano di fatto, non potete perdervi la Vogue fashion night, che a settembre si apre come di consuetudine da ormai 5 anni, e che vede coinvolgere più di 600 negozi di moda, come boutique, outlet, grandi firme, ma non solo, anche locali alla moda, gioiellerie, parrucchieri, bar, ristoranti, si mescolano a sostegno di una notte all'insegna del fashion.





guarda l’album fotografico sul mio canale youtube, dove osservare i volti noti e gli eventi che hanno caratterizzato la serata mondana più trendy di settembre.

Le zone più interessate a questo evento sono via Monte Napoleone, via della Spiga, Corso Vittorio Emanuele, Brera, il Duomo e l'immancabile galleria.



Per l’occasione, i negozi allestiscono, meravigliose vetrine e aperitivi; nella sera meneghina non possono mancare come di consuetudine i vip e i volti noti del mondo televisivo, che fanno da faro per le persone che si riversano in strada.

Non puo di certo mancare il super lusso dato dalle limousine e dalle macchine sportive per eccellenza come Lamborghini e Ferrari, che di tanto in tanto apparivano lungo le strade della Milano bene.

Milano in questo evento non si dimentica di impegnarsi nel sociale, tante sono state le iniziative a favore di enti benefici, all’interno di negozi, come Yamamay, che sta portando avanti una campagna contro la violenza sulle donne, (su questo link proponiamo una breve intervista fatta  dal canale "LA NAZIONE") allestendo flash mob fuori dai suoi punti vendita.


La manifestazione Vogue fashion night che ha il suo inizio in America, si è affermata da subito anche in Italia, lo scopo di tale evento è di promuovere i nuovi capi di abbigliamento che andranno messi sugli scaffali e nelle vetrine dei negozi per i prossimi 6 mesi, aggiungendo
sfarzo ed eleganza nel centro di Milano attraverso un’atmosfera fashion e di divertimento.





A tal proposito di cose da fare, e da guardare, non sono di certo mancate, dalla serata burlesque in Brera al flash mob di via Vittorio Emanuele e ad altri avvenimenti e ospitate, tenuti all’interno di molti locali; come la celebre Skunk Anensie che per l'evento ha presenziato da Ovs, o alla bellissima Elisabetta Canalis che ha fatto il tutto esaurito da Straili oro, o ancora, la Ginnasta più famosa della televisione divenuta ufficialmente la testimonial del marchio tezenis che per l'occasione a regalato autografi ai suoi fans in via Vittorio Emanuele nel celebre negozio appunto di Tezenis.



Peccato che i negozi, quest'anno se pur pieni, i loro negozi, non hanno potuto dire lo stesso del loro cassetto, difatti la settimana della moda di quest'anno a dato ben poche entrate ai titolari di boutique e negozi che aspettavano questo momento per rinvigorire la partenza dei nuovi capi autunno inverno, insomma, sembra che quest'anno la Vogue fascion night più che per i commercianti è servita, ai soliti noti della televisione, che si sono presi un bel gettone di presenza, per presenziare alla serata più glamour di settembre.



Diario di viaggio segnala per gli appassionati della moda e del fashion questo meraviglioso evento mondano per far shopping nei più bei negozi di Milano preparati e allestiti per l'occorrenza in veri set cinematografici.

                     Emanuele








mercoledì 18 settembre 2013

il duomo di Monza, tra sacro e profano


Durante il regno degli Ostrogoti la citta di Monza fiorì e si distinse dalle varie province di Milano per la salubrità del clima e la vicinanza strategica con Milano, in seguito riacquista ulteriore lustro quando sotto il regno dei Longobardi fu scelta come residenza
estiva. 
Il duomo di Monza ha origine nel lontano 600, sotto il dominio dei Longobardi, la storia di questa chiesa sembra legata alla regina Teodolinda che la fece commissionare, nella Piazza omonima della citta.
Il duomo nasconde al suo interno un tesoro e la cattedrale si mescola tra sacro e profano unendo storia e mistero.
Nel museo riposa da quasi tredici secoli la corona ferrea, considerata il simbolo del regno Italico, il diadema si posò sulla testa di molti sovrani e imperatori, da Carlo magno a Napoleone fu rubata e portata a Vienne nel 1859, e fu restituita dopo quasi 7 anni, e ad oggi è conservata all'interno del duomo.
Risalendo all’origine della corona ferrea mi sono perso tra leggende ed eresie, rimane il fatto che tutti i documenti danno per incerto la sua costruzione e il mandante.
Un racconto carino sulla fattura di questo incantato oggetto dice che Elena Madre di Costantino si mise alla ricerca dei chiodi con i quali crocefissero il signore sul monte Golgota, riuscendo a trovarli con uno fece fabbricare, a un abile fabbro, la corona con la quale incoronò il figlio.
La datazione fatta al carbonio, rende un semplice racconto, un vero e proprio mistero, in effetti, l'analisi, ritiene che la sua datazione possa risalire prima del dominio Longobardo, è quindi possibile che fosse dell'Imperatore Costantino.
Chiaramente il diadema,che è qui sopra raffigurato in una foto di repertorio che ho trovato su internet, non è un pezzo di metallo arrotondato, è incorporato di molte pietre e gemme preziose e non è un semplice pezzo di ferro, è formata da sei lamine d'oro rettangolari e unite tra loro da sottili cerniere, è' circondata da 46 gemme, inserite all'interno di una raffinata lavorazione floreale a sbalzo in oro smaltato, mentre l'interno della corona ha una sottile lamina di ferro.
La regina Teodolinda spese parte dei suoi sforzi per convertire al culto Cristiano, il popolo di Monza che all'epoca era per di più ariano, attirando su di se le simpatie pontefice, lo stesso papa Gregorio primo arriva a farle doni illustri.
Dopo la sua morte, il duomo  di Monza non perse  valore; il popolo di Monza iniziò in quegli anni a venerare la sua tomba e la cappella della regina Teodolinda veniva presa come meta di venerazione, e a poco servirono gli sforzi dei porporati per far cessare questo culto, e anche se la chiesa non poteva far più affidamento sui monili del clero, in effetti, continuò a godere di una certa autonomia, per vedere la chiesa in uno stato di abbandono dobbiamo aspettare la fine del regno longobardo.

Chiaramente venne più volte ripristinata e sotto posta a restauro durante le varie epoche, passando da quella carolingia, fino ai giorni nostri e ancora oggi e meta turistica e culturale.
Se vi appassiona la storia medioevale, vi consiglio questo sito che si chiama Monza da scoprire.

Qui potrete trovare suddivisi per categoria gli approfondimenti dei vari tesori del duomo di Monza i cenni storici e anche documentazioni in dettaglio dei dipinti che adornano la navata, oltre che tutti i successori che durante i secoli fecero del duomo quello che è oggi, un capolavoro architettonico dal valore inestimabile, ovviamente se passate per Monza non potete perdervi una visita alla villa reale e al suo parco, usato come riserva di caccia, buona lettura.  

emanuele

cenni storici della villa reale

La Villa reale fu costruita da Piermarini, già fautore del celebre teatro della scala e collaboratore con un famoso architetto di allora, Vanvitelli, con il quale realizzò la reggia di Caserta. 

La villa reale, fu commissionata dagli Asburgo nel 1700 per l’arrivo di Ferdinando || che venne in Italia come governatore della Lombardia all’epoca sotto il dominio degli austriaci.


La costruzione della regale villa ha inizialmente il compito di rappresentare il fasto e la regalità del governo Austriaco ed è destinata alla vita di corte, ciò nonostante i suoi primi disegni rappresentavano una villa di più modeste dimensioni, Per far sì che il progetto sia approvato dal sua casato, considerando anche le idee politiche del fratello Giuseppe ||, che credeva che la vita reale dovesse girare intorno al popolo e per il popolo, Ferdinando || presento dei progetti di una villa senza sfarzo ne lustro priva di lavorazioni architettoniche.

Con la morte della madre Maria Teresa D’Austria il progetto divenne di difficile realizzazione, per Ferdinando ||, proprio perché a ostacolarne la riuscita, si oppose il fratello, che volle realizzare attraverso la villa reale qualcosa per il popolo, ancora oggi, le due strade che portano a Milano, sono sintomo di quest’opposizione creata da Giuseppe|| nei confronti di Ferdinando|| a favore del popolo.

 L’arrivo della monarchia Austriaca crea nella campagna monzese notevole clamore e via vai di persone benestanti e di potere, che portano Monza al centro di numerose riforme volute proprio dall’arciduca Ferdinando||.

Di come la scelta della villa reale cade su Monza invece che su altre campagne limitrofe a Milano, ancora non si sa, si presume che ne fu un fatto casuale. All’epoca, l’aria sana e buona del posto e il verde circostante oltre che la discreta lontananza dal centro di Milano probabilmente ne fece la scelta più adatta, per scappare e sfuggire del caldo estivo di Milano.


I lavori della villa reale si conclusero dopo solo 3 anni e dal primo preventivo di costo si dovettero aggiungere altri monili per la realizzazione, voluta successivamente, in fase di costruzione, dei giardini intorno alla villa e dagli ampliamenti che dessero importanza e lustro al casato degli Asburgo, cosi a lavori ultimati la regale villa di campagna divenne a tutti gli effetti un vero e proprio monumento del potere e della sovranità del casato Austriaco.

In tutto i lavori della Villa reale tra diatribe burocratiche e abbellimenti durano 3 anni e da una semplice villa di campagna, che doveva costare solo 70,000 zecchini, si ebbe un imponente reggia con giardini pensili che in tutto e per tutto rappresentava l'autorità e la sovranità del casato degli Asburgo.

Con l'arrivo in terra di Lombardia dei Francesi la Villa reale che fino a quel momento fungeva da simbolo politico perse il suo lustro e il suo significato, i Francesi s’insediarono e propositamente si stabilirono al fine di rovinarne il simbolismo, e la trasformarono nella villa della repubblica.

Presto però i Francesi si accorsero che gli stucchi, mosaici i giardini e tutti i mobili completamente rovinati rappresentavano un bene di valore economico di notevole importanza e grazie all'insorgere nel continente Italico di Napoleone Bonaparte l'intera villa reale fu restaurata in tempo per l'incoronazione che avvenne a Milano tramite la celebre corona ferrea oggi in bella mostra nel museo del duomo di Monza. 

dal 1790 fino al 1860, Monza divenne città imperiale, in Villa reale si susseguirono periodi floridi e di decadenza, dove si adoperarono modifiche, si ampliarono le stanze o si eseguirono semplici abbellimenti sia dentro il palazzo sia fuori, in particolare nel giardino che fu espanso nuovamente e per l'ultima volta nel 1797 sotto il domino francese, il parco della villa fu tra l'altro circondato da mura e da piccoli torrioni a guardia del palazzo.


Finalmente nel lontano 1780, data in cui avviene l'unita d'Italia voluta fortemente da Mazzini e grazie agli sforzi militari dei garibaldini; la Villa reale viene per la prima volta dal lontano 1700, luogo di villeggiatura di Umberto | che utilizza la residenza per uno dei suoi svaghi preferiti, la caccia.

Anche sotto la custodia di Umberto |, i restauri, gli abbellimenti alla struttura non smettono di succedersi, abbellimenti orientati al ripristino del lavoro fatto da Piermarini d’inizio '700 e più che altro orientati alla comodità per la villeggiatura.



con la fine del secondo conflitto mondiale e con l'espoliazione dei beni monarchici presenti sul territorio Italiano, dovuto alla fuga del re, la villa reale viene messa a disposizione dello stato, che ancora oggi la detiene e la utilizza per il popolo, al suo interno si trova, una scuola d’arte e di design, nelle altre sale vengono allestite serate culturali ecc.

All'interno del parco si può trovare un centro botanico, oggi il parco della villa e meta di svago per i cittadini e al suo interno si possono trovare aree aperte percorsi per il fitness e per il benessere .


Emanuele

sabato 14 settembre 2013

cenni storici di Taranto

Come fu fondata Taranto



I greci uomini di pensiero, valorosi conquistatori che vivevano in terre ricche di arte, baciate dal sole, ma povere di territorio e di risorse naturali, ebbero  sempre bisogno di cercare altri luoghi dove poter inviare colonie di cittadini desiderosi di nuovi spazi.

Non fu solamente il sovraffollamento, le carestie o le lotte sociali, a spingere i Greci verso nuove colonizzazioni, certamente giocò anche lo spirito di avventura e di conoscenza proprio dell’animo greco.



Questo spirito e necessità, portò a fondere la citta di Taranto nel lontano 706 a.C. dagli Spartani.



Del come e del perché gli Spartani decisero di fondare la città rimane ancora un mistero, sui molti racconti trovati e incompleti rimangono molti dubbi di affidabilità, solo due sembrano verosimili e somiglianti e attribuiscono la fondazione di Taranto al bisogno sociale divenuto insostenibile dopo la guerra tra Sparta e un'altra città greca.



Documentandomi in internet si può dire che non si sa quasi nulla dei primi due secoli, il suo porto costituiva una tappa obbligata della navigazione da Oriente a Occidente e i ricchi corredi funerari della necropoli mostrano l'esistenza d’intensi scambi commerciali.




Nella prima metà del V sec. A.C. la città venne ritrasformata dal punto di vista urbano, si determinarono quindi i muri di cinta che limitarono i passaggi e aumentarono le difese e si dedicarono più spazi aperti per la creazione di monumenti. Questo tipo di affaccendamento è documentato dalla costruzione di un imponente tempio dorico sull'Acropoli (attuale Città Vecchia), di cui si possono vedere i resti in piazza Castello.



Alla fine del secolo Taranto decise di assumere le ideologie della politica spartana, in occasione della guerra del Peloponneso, negando, di fatto, l’approdo di navi Ateniesi in rotta verso la Sicilia, procurando favori alla città spartana e, di fatto, non entrando mai in guerra.
Ritengo che molti storici e appassionati come me possano darmi ragione nel supporre che Il periodo di maggiore grandezza vissuto dalla città è comunque, il VI sec. A. C. Verso la metà del secolo li si riconobbe a Taranto una ascesa di sviluppo politico e di espansione rispetto tutte le altre colonie Italiane.

Nel 303-302, i Lucani si allearono con Roma, con il preciso intento di arrestare l'espansione della città, la quale, tuttavia, chiese aiuti alla madre-patria Sparta, l’ausilio di rinforzi funzionò, e L’impero Romano invece di attaccarla costituì dei trattati con la citta al fine di far regnare la pace tra i due popoli.


Nel 213 a.C., occorse l’ennesimo tentativo di ribellione in occasione della spedizione di Annibale in Italia.
Al momento della rivolta, il corpo civico tarantino si era separato in due blocchi; infatti, una parte di esso, forse il settore aristocratico, si era rifugiato sull'Acropoli con le truppe del romano impero.

La conclusione fu tragica: Quinto Fabio Massimo, per conto di Roma, infatti, approfittando dell’occasione tradì il popolo Tarantino e si impossessò della città con uno stratagemma nel 209 a.C., depredandola dai suoi beni artistici e ricavandone materiali preziosi, e schiavi.

Taranto tutta via non venne privata della sua autonomia amministrativa; economicamente, però, Quinto Fabio Massimo, sotto il controllo del Sacro Romano impero le proibì di coniare monete e lo sviluppo progressivo del porto di Brindisi, che richiedeva successivi foraggiamenti, subì un blocco.


Comunità greca e colonia romana confluirono poi, dopo l'89 a.C., in un'unica struttura amministrativa, un "municipium" che segnò l'omologazione completa di Taranto nell'Italia romana.

La storia di Taranto dopo la caduta dell'Impero d'Occidente rimase per lo più insignificante e di certo priva di eventi da ricordare; dopo tanti fatti che la videro sempre nell’occhio del ciclone, Taranto in quel periodo, si presentava in uno stato di decadenza, che durò per molti anni, con la nuova era cristiana Taranto era ridotta in una provincia di Roma, desolata, insignificante e in continua decadenza; poi vennero i Goti, i Longobardi, gli Ungari, i Saraceni. 

Conobbe le fasi alterne di dure battaglie a periodi di triste dominazione.

In suo aiuto accorsero Papa Gregorio IV, l'imperatore Teofilo, Venezia, l'imperatore Basilio. Tutta una serie di sconfitte e vittorie fino nel 927.
Quando giunti i mussulmani che distrussero ogni cosa, infierendo contro i cittadini.

Con le violente scorribande di quegli ultimi, si ebbe la definitiva distruzione della vecchia Taranto greco-romana.

Solo dopo quarant'anni, nel 967, l'Imperatore bizantino Niceforo Foca, considerato storicamente e giustamente il padre della seconda Taranto, proprio perché, cedendo alle continue pressioni dei superstiti, s'interessò alla città decidendo di ricostruirla.

Ne nacque quella che noi oggi chiamiamo 'città vecchia', che conserva ancora l'originaria struttura urbanistica. Niceforo Foca ne intuì la posizione di notevole importanza militare e realizzò un ponte su sette arcate (Ponte di porta Napoli) distrutto dall'alluvione del 1883, un castello sull'attuale canale navigabile.


A questo lungo e prosperoso periodo di quattro secoli, si fanno risalire la costruzione della Cattedrale di San Cataldo, l'intensificazione del culto per il Patrono e la costruzione della monumentale chiesa dedicata a San Domenico Maggiore.

Altro avvenimento di rilievo per Taranto fu la trasformazione in isola dell'antica Acropoli, mediante il taglio della penisoletta, con la creazione del famoso "fosso", con funzione protettiva della città, che poi fu allargato e approfondito divenendo, nel 1836, l'odierno Canale navigabile.

Dopo ancora altre vicende, nel 1463 il Principato di Taranto fu annesso al Regno di Napoli, diventando città demaniale del regno aragonese.
Col passare del tempo gli aragonesi decisero di fortificare la città, minacciata dai Turchi e dai Veneti.
Per quell’occasione si cominciarono i lavori per costruire il Castello Aragonese, che ancora oggi e visitabile ed è meta turistica tutto l’anno



Tra il 1495 e il 1501 Taranto venne conquistata più e più volte, prima dai Francesi e poi riconquistata dagli Aragonesi e in fine, i Francesi e gli Spagnoli si unirono per combattere il regno Aragonese  

 L’1 marzo 1502, dopo alcuni mesi di assedio il Duca Ferdinando aprì le porte del castello agli Spagnoli ai quali consegnò castello e città.

Sotto la dominazione spagnola Taranto divenne città demaniale con un consiglio comunale che sceglieva la giunta che a sua volta nominava il sindaco, (naturalmente sotto il controllo spagnolo). In onore di Carlo V si costruì in piazza Fontana una grandissima e bella fontana sormontata dallo stemma degli Asburgo. 



Dopo le lotte tra Francia e Spagna per il possesso dell'Italia, seguite alla discesa di Carlo III (1492), Taranto cadde definitivamente, come tutta l'Italia Meridionale, sotto il dominio spagnolo che, sancito dalla pace di Cateau Cambresis (1559) durò fino al 1715 (trattato di Utrecht).
Anche sotto gli Spagnoli, Taranto continuò a essere esposta al pericolo turco.

Quando Filippo II di Spagna decise di organizzare una grande spedizione navale per arginare la continua invadenza dei Turchi, fece concentrare proprio a Taranto le navi cisterne prima della battaglia di Lepanto (1571), nella quale la flotta turca fu sconfitta.

Nella seconda metà del 1600, mentre in Europa divenivano sempre più potenti l'Inghilterra e la Francia, la Spagna s’interessava sempre meno del sud d’Italia Perché in quel periodo storico, gli occhi di tutti i sovrani erano diretti verso le colonie del nuovo mondo, ricca di beni preziosi come argento e oro, dopo la scoperta che fece Cristoforo colombo appoggiato dalla benevolenza della regina Elisabetta che gli fece il dono delle tre caravelle, il mediterraneo messo a ferro e fuoco per quasi 3 secoli, perse d’importanza.  
Per un lungo periodo di anni, due furono i centri propulsori della vita cittadina: il Castello, in funzione di vita militare e civile, e l'Episcopio, intorno al quale si sviluppava ogni forma di attività culturale e religiosa.

 Ma per trovare concrete significative manifestazioni di affermazioni del pensiero e della cultura, bisogna giungere all'epoca del Rinascimento, che segnò l'inizio dell'età moderna, caratterizzata dall'uso rinnovato della lingua, dal rinnovarsi delle arti, degli studi, della politica, dei costumi, sullo spirito dell'antichità classica.

Al contrario la vita economica, commerciale, industriale e civile traeva i suoi benefici dalla pesca, e in particolar modo dalla molluschicoltura, che ancora oggi è un gancio di traino della cultura popolare locale, dalla produzione agricola di ulivi e vigneti, dall'arte tessile.

All'inizio del 1700 proprio per i motivi elencati appena sopra e poiché gli interessi economici e quindi le guerre e gli accordi politici si svilupparono altrove le fortificazioni della città, erano in completo stato di abbandono, mentre gli austriaci erano alle porte.

Più avanti per motivi di contrasti dinastici il grande impero di Carlo V, dopo circa 200 anni si era diviso e l'impero austriaco era ritornato agli Asburgo che entrarono in lotta con gli Spagnoli.

Nel 1707 gli Austriaci entrarono a Napoli senza combattere e festeggiati dal popolo.
Anche a Taranto la notizia dell'arrivo a Napoli degli Asburgo fu accolta con entusiasmo e quando gli Austriaci giunsero a conquistare possesso del Castello fecero sistemare sulla porta del ponte dell'"avanzata" lo stemma asburgico, che ancora oggi si può vedere, anche se consumato dal tempo.

La permanenza degli Asburgo, durò all’incirca trent’anni quando gli Spagnoli tramite Carlo III di Borbone (imparentato con il regno di Francia) rioccuparono Napoli.
Il re austriaco, per scappare all’invasione Spagnola si ritirò in Puglia desideroso di ricevere rinforzi ma fu definitivamente sconfitto a Bitonto, vicino a Bari.

Nel 1765 fu finito di costruire il Convento dei Frati Alcantarini (sede oggi del museo archeologico) vicino alla chiesa di S. Pasquale. Qualche anno dopo fu nominato Arcivescovo di Taranto Monsignor Capecelatro che fece conoscere ai contadini nuove tecniche di coltivazione e di produzione dell'olio, usanza che è largamente diffusa anche oggi, tanto che la Puglia è la maggior produttrice di olio, e nell’entroterra si possono ammirare filiere di grandi ulivi secolari Nel 1765 fu fatta per la prima volta la processione dei "Misteri" così come avviene oggi, e che è meta turistica.


Dopo la presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789, e con la nascita della "Repubblica Francese" le idee rivoluzionarie arrivarono anche a Napoli e a Taranto.

Nel periodo napoleonico, Taranto riacquistò importanza militare quale base navale e, per opera di Giuseppe Bonaparte e Giocacchino Murat, che la dotarono di fortificazione, di caserme e di un arsenale, divenne il riferimento militare della flotta navale.  

Ancora oggi navigando lungo la costa si possono vedere e sono meta turistica le mura di cinta che sorvegliavano l’imbocco del porto con grossi cannoni che costituivano un fuoco incrociato alle navi indesiderate, trasformate poi in contraerea quando l’importanza bellica si trasferì, nel cielo, negli anni della seconda guerra mondiale.


. Gli anni che seguirono il secondo conflitto mondiale furono duri per tutte le regioni, una piccola curiosità legata ai quei tempi infausti, dice che spesso sommergibili sovietici transitassero vicino alle coste profonde del mare di Taranto, ma durante gli anni '60 grazie al boom economico che scoppiò in tutta Italia, fabbriche e industrie, sorsero un po’ ovunque.
Proprio a Taranto in quel periodo venne costruito l'Italsider, una grandissima industria capace di dar lavoro migliaia di operai. 



Oggi quest’azienda rimane dal futuro incerto, spesso è soggetta anche a critiche per via delle polveri che si alzano dalle sue ciminiere e che ricoprono Taranto, il mare tutta via non sembra risentire della presenza di quest’azienda.

Emanuele


Fonte d’ispirazione per la raccolta di questi documenti sono stati diversi articoli recuperati dalla rete.

venerdì 13 settembre 2013

gran premio di Monza 2013

È arrivato settembre anche quest’anno, che come sempre sta a indicare che la stagione estiva è alle porte, tra breve i giubbini prenderanno il posto sopra alle t-shirt, e poco dopo, saranno i maglioni ad essere esibiti in bella mostra.

Fortunatamente ce il gran premio di Monza, e per qualche giorno con la città in festa le preoccupazioni sembrano dipanarsi all’orizzonte; facendo riversare nelle strade del centro milioni di visitatori, che approfittano di questi ultimi giorni di caldo per fare compere e passare un po’ di tempo all’aria aperta.

E se la Ferrari, in questo gran premio di Monza 2013 ha lasciato il passo alla McLaren che ha tagliato il traguardo per prima, l’orizzonte è ormai prossimo, al suo.
E sì, a breve le scuole riapriranno e per chi l’ha, anche il lavoro ci inghiottirà nella solita routine quotidiana.

 Ma come dicevamo, ce la formula uno, che è arrivata anche quest’anno, portando negli ultimi giorni di caldo, di questo inizio settembre buoni propositi per questi ultimi quattro mesi lavorativi, e caricando di ottimismo i commercianti della ridente Monza.
Cosi come rombano i motori sul soleggiato asfalto liscio dell’autodromo, altrettanto sembrano fare anche i locandieri che preparano vetrine tavoli e bancarelle per accogliere i turisti, che anche quest’anno non sono di certo mancati.

Come ogni anno i residence, gli hotel e i B&b, hanno registrato, intorno a quello che diventa, una continua festa di programmazioni di eventi, il tutto esaurito.

Comunque Monza è sempre bellissima sia per i monumenti, come la villa reale che a quanto pare è in stato di restauro, oppure per il  Duomo di Monza,sia per il centro storico pieno di vetrine che all’occorrenza della stagione cambiano colore e forme, e si riadattano al bisogno della società.


e la Ferrari è sempre la Ferrari riconosciuta e affermata in tutto il mondo e soprattutto nei paesi arabi,dove rimane il nostro orgoglio di alto artigianato.

per gli appassionati volevo segnalare questo sito 
Che permetterebbe, a chi interessasse, di comprare dei biglietti piuttosto che andare a vedere delle curiosità oppure ad approfondire degli aspetti della formula uno.

Questo gran premio di Monza e queste belle giornate di sole sembrano regalarci ancora un po’ di bella vita come nell’omonimo film di Fellini, e porta in una settimana quasi sette milioni di euro, nell’erario del comune.
Pensare che l’autodromo in un anno di attività gestisca all’incirca quaranta eventi tra rally show e superbike e altro ancora, che portano nelle tasche di Monza altrettanti milioni, ma niente sembra cosi altisonanti come l’arrivo della formula uno.


Alla fine rimangono le foto nelle videocamere di tutte quelle persone arrivate da ogni dove, e anche se il Toro rosso questa volta è riuscito a tagliare il traguardo prima di Alonso, il gran premio di Monza ci ha comunque regalato tanti bei momenti e tante adrenaliniche avventure.





Se avete girato dei video se volete scrivere qualcosa a riguardo o avete delle foto di queste straordinarie giornate, mandatemi pure un mail emanuelefumagalli1@gmail.com  potremmo decidere assieme di pubblicarle in DIARIO DI VIAGGIO


Emanuele